Archify: il diagramma del sistema che stai per cambiare
Un agent skill da installare una volta sola: il pilota automatico per la struttura del codice
5 min di lettura
Il momento in cui ti serve davvero un diagramma
Non è quando qualcuno te lo chiede. È il lunedì in cui apri il repository e devi mettere le mani in qualcosa di grosso: un rework che passa da cinque file che non hai scritto tu, una feature che attraversa il router, due API e una coda.
I singoli pezzi li conosci. Quello che non hai in testa è la mappa di come stanno insieme, e senza quella le stime sono a caso e ti accorgi delle dipendenze quando qualcosa si rompe.
Di solito fai una di queste due cose: apri i file uno per uno e la ricostruisci a memoria, oppure la disegni su un foglio che la sera butti via. Nessuna delle due ti lascia qualcosa che puoi mandare a un collega.
La installi una volta, poi è in ogni repository
Archify è una agent skill. Si installa in globale, con un comando, e da quel momento è disponibile in qualunque progetto apri.
npx skills add tt-a1i/archify -gFunziona in Claude Code, Cursor, Codex CLI e opencode. Non c'è configurazione
per repository: niente da committare, niente da aggiungere al package.json,
nessuna dipendenza nel progetto. Sta fuori, come un comando che hai nel PATH.
Poi apri il progetto su cui stai lavorando e chiedi.
Cosa gli chiedi e cosa ti torna
Gliel'ho chiesto per questo sito, così, a parole: mappami l'architettura runtime, l'App Router bilingue, la pipeline del blog che gira a build time e il flusso del form di contatto con i suoi layer di sicurezza.
Ha letto il codice, ha scelto undici nodi e ha prodotto un file HTML solo. Dalla prima versione a quella buona sono passati 222 secondi, e nel frattempo io non ho scritto niente: la specifica la scrive l'agent, in JSON, e un renderer Node la compila in locale. Il codice non esce dalla tua macchina.
Schermo interoSe il repository non ce l'hai sotto mano, funziona lo stesso: gli descrivi il sistema a parole e ottieni lo stesso artefatto.
Non è un'immagine, ci navighi dentro
Questa è la differenza che si sente all'uso. Apri l'HTML con doppio clic e il diagramma risponde: clicchi un nodo e vedi cosa tocca a monte e a valle, tracci il percorso fra due componenti, cerchi per nome, cambi tema.
Ci ho definito tre capitoli, uno per il percorso della richiesta, uno per la
catena di sicurezza del form, uno per la pipeline dei contenuti: in
presentazione ci passi con i tasti e ogni capitolo accende solo i nodi di cui
stai parlando. Ogni stato ha un suo link. Quando in call qualcuno chiede da
dove arriva un certo dato, mandi #route=source~seo invece di uno screenshot
ritagliato.
Ti dice anche di no
Ed è il motivo per cui quello che esce lo puoi mostrare senza guardarlo prima.
Prima di consegnare il file, Archify lo controlla. Al primo giro mi ha restituito tredici errori, dodici dei quali lo stesso sbaglio ripetuto.
Label "unlocalized path" overlaps component "edge"
label rect: [376, 311, 87, 14]
component "edge" rect: [246, 300, 136, 62]Avevo lasciato ai nodi 74 pixel di spazio e alle etichette ne servivano 87. Non è un'opinione sul gusto: è un rettangolo dentro un altro rettangolo. Allargata la griglia sono sceso a tre errori, poi a uno. E quello non me lo aspettavo.
{
"code": "composition/desktop-readability",
"viewBoxWidth": 1992,
"text": "MDX + YAML frontmatter",
"projectedFontPx": 4.2,
"minimumProjectedNodeTextPx": 6
}Il diagramma era corretto. Era solo largo 1992 pixel, e su un portatile da 1440 il sottotesto dei nodi sarebbe finito a 4,2 pixel: illeggibile, cioè inutile. Ho ripiegato le quattro colonne in tre righe e al quarto giro è passato.
Poi c'è stata la ciliegina: il controllo finale, quello che apre davvero il file in Chrome a quattro risoluzioni, ha bocciato un artefatto che aveva già superato tutti e nove i controlli precedenti. Motivo: 49 pixel di troppo in altezza a 1440x900. Non stava in una schermata. Uno strumento che si dà ragione da solo quella cosa non me l'avrebbe detta.
Quando invece non serve
- Non converte il tuo Mermaid. L'agent lo legge per capire la topologia, poi riscrive tutto da zero. Non c'è un pulsante "importa".
- I comandi del viewer sono solo in inglese o cinese semplificato. I tuoi contenuti restano nella tua lingua, l'interfaccia no.
- Per far citare ai nodi file e righe reali serve un remote pubblico e un commit fissato: su un branch non ancora pushato non lo usi.
- Non è un editor. Se vuoi trascinare un riquadro con il mouse, hai sbagliato strumento: qui si aggiusta chiedendo, in chat.
Dove lo apro davvero
Tre casi, tutti e tre già capitati.
Prima di un rework. Mappo il sistema com'è oggi, poi gli chiedo com'è dopo
la modifica che ho in testa. Con compare metti le due versioni una accanto
all'altra e ti torna l'elenco esatto di cosa è stato aggiunto, rimosso,
spostato. È la discussione di design che di solito fai a voce, con qualcosa da
guardare davanti.
Quando entra qualcuno di nuovo. Il giro del sistema lo fai una volta e resta un file. La prossima persona parte da lì invece che da te.
Quando devi far vedere che una feature tocca più roba di quanto sembri. Un diagramma con la catena evidenziata chiude quella discussione in trenta secondi.
Non ti serve altro per iniziare: il comando di installazione è uno solo, e il resto, dagli schemi ai comandi della CLI, sta già nel README del progetto. La prossima volta che apri un rework su una parte di sistema che non hai in testa, prova a chiedere la mappa prima di aprire il primo file. Quella qui sopra copre anche la pagina progetti di questo sito, e l'ho generata prima di scrivere una riga di questo articolo.
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